lunedì 9 novembre 2009

Archetipi: le radici dell'immaginario




Rintocchi.
Che risuonano nella testa e le cui onde sussultorie si ripercuotono fino nel midollo dell’anima. Facendo sì che il contagio non si fermi, ma continui: nei secoli e nei secoli.
I racconti di questa antologia fanno proprio
così: risuonano forte nella testa provocando brividi sul pelo del cuore. Proprio come il canto di una campana. Sarebbe riduttivo parlare di racconti dell’orrore. Sarebbe riduttivo anche non definirli nemmeno.
Dodici bravissimi autori, stregoni, cronisti dell’impossibile, che lanciano battiti, uno dietro l’altro, per festeggiare l’avve
nto di quella zona di confine di cui sopra. Terra incognita assolutamente conosciuta. Impressa nei geni dell’immaginazione collettiva.
Dodici autori da leggere assolutamente per farci assordare: una vibrazione dietro l’altra.

Dall’introduzione al volume di Gianfranco Nerozzi



Il 26 ottobre è uscito Archetipi, edito da Edizioni XII. Da qualche tempo (poco, a dir la verità) bazzico con molto piacere sul forum della giovane casa editrice: é un luogo frequentato da una masnada di ragazzacci simpatici, prodighi di consigli per giovani scrittori e appassionati di letteratura fantastica, e non solo. E’ un luogo dove bazzica gente che scrive, gente mossa da passione e perseveranza. Gente che sa scrivere bene, che ha avuto l’dea di realizzare questa interessante antologia..

Il volume in questione racchiude dodici storie, dodici racconti che hanno come filo conduttore concetti annidati nell’immaginario collettivo dell’uomo dalla notte dei tempi. Creature ed Essenze ricorrenti in ogni cultura, che affondano le loro radici in un passato ancestrale.

Il libro, stampato in un piacevole formato e impreziosito da una splendida copertina, si apre con una breve introduzione di Gianfranco Nerozzi, che spalanca il sipario su queste XII storie archetipiche, sottolineandone la natura disturbante, contagiosa.

Terminate le due pagine introduttive, che altro non fanno che aumentare la nostra curiosità, ecco la sorpresa: una suggestiva immagine a colori, dai toni rosso cupo, raffigurante un’osceno demone alato semiantropomorfo, occhieggia malevola dalle pagine del volume. E’ una delle tavole sviluppate dagli artisti di Diramazioni sulla base dei racconti, che accompagnano ogni singola storia sottolineandone l’essenza e gli elementi cardine (un paio le potete ammirare più in basso nel post.)

Gli autori, molti dei quali presenti da anni nel panorama underground del fantastico italiano, si sono dunque confrontati con dodici, imprescindibili fulcri dell’immaginifico.

XII Archetipi, neri come pece. Vediamoli.


Demone

Apre le macabre danze Danilo Arona, maestro dell’horror nostrano, con il racconto Jay.rft, una storia ambientata sulle rive dell’Ontario, con richiami a Stephen King e L’esorcista. Lo scrittore alessandrino si destreggia agevolmente tra Necronomicon, il mito del demone Pazuzu e le nuove paure che attanagliano la società americana. Nel suo stile inconfondibile Arona ci trascina lungo le rive del fiume statunitense con due adolescenti in cerca di sesso e lugubri avventure, che troveranno una notte di orrori e delirio. L’inizio dell’antologia è folgorante. Come sempre Arona è dotato di uno stile eccellente e ipnotico, e il suo testo è sicuramente un ottimo biglietto da visita per il proseguo del libro.


Diluvio

E’ poi la volta di Daniele Bonfanti, che ci conduce in un appassionante viaggio archeologico in Messico, in compagnia di un assortito gruppo di esploratori intenzionati a sondare il mistero archetipo del diluvio universale, ricorrente in ogni cultura. La storia, dettagliatissima per quanto riguarda riferimenti storici e mitologici, scivola via briosamente, tra ritrovamenti di reperti eccezionali, divinità gattesche e una certa ironia. Il finale è deflagrante – in tutti i sensi – e inaspettato, e Bonfanti lascia correre a briglie sciolte la sua fantasia, descrivendo un’assurda macchina meccanica condotta da colui che gli incauti esploratori hanno risvegliato all’interno di una piramide dimenticata.


Golem

Ian Delacroix, con il suo La Nuova Era, ha il difficile compito di confrontarsi col gigante di argilla della tradizione ebraica, il Golem. L’autore riesce a dare nuovo smalto al mito, facendolo muovere, insieme al suo vecchio guardiano, sullo sfondo di una Praga lugubre, battuta da una pioggia incessante che presto sfocerà in inondazione. Nelle strade della città si muovono insolite creature robotiche, simbolo di una nuova era, avversari dei vecchi miti. Il Golem e il rabbino che lo risveglia dal suo lungo sonno combattono contro la dissoluzione del mondo, della loro città, in uno scontro epico in cui si intrecciano morti di sprovveduti turisti e visioni di bambini curiosi. Un racconto potente e originale, dove l’atmosfera la fa da padrone, impreziosito, a giudizio di chi scrive, da una delle migliori tavole di Diramazioni.



Resurrezione

Il mito della resurrezione è, per David Riva, lo spunto per tessere una storia dolorosa, ambientata in un Gulag sovietico sull’isola Zajackij. Le vicende di Ol’ga Kuzmina, cantante lirica deportata nel gelido campo di lavoro del regime, una donna cui è stato fatto un dono più forte dell’odio, della violenza, dell’insensatezza delle deportazioni, sono narrate con incedere poetico, alternando agli orrori e ai soprusi del Gulag i ricordi di bambina della protagonista. E’ un’ottima prova quella di Riva, un racconto che scava nella Storia, giocato sull’alternanza tra vita e morte, ben rappresentata dalla contrapposizione dei ghiacci del Mar Bianco e le incandescenti ali della Fenice, l’uccello immortale, simbolo dell’eterno ritorno.


Cannibalismo

Con Fame di Potere, quinto racconto di Archetipi, precipitiamo in un oscuro vortice di grottesco. Giuseppe Pastore delinea un mondo alternativo in cui si aggirano maghi, umani, nani e altre orribili creature, una terra in sfacelo tormentata da una banda di spietati cannibali, sempre alla ricerca di carne, guidati dal folle Marziale Tre Dita. Su questa landa impazzita domina la figura di Re Syllon, il mangiatore di vermi, perennemente affamato; un affresco sarcastico affrontato con uno stile asciutto e ironico, ma allo stesso tempo critico. La storia è un pretesto, una riuscita allegoria per descrivere il nostro mondo, dove imperversa un’inestinguibile e distruttiva fame di potere, appunto. Una storia spassosa, ma di quelle che fanno pensare.


Uomo Nero

La mitica figura dell’uomo nero, spauracchio dei bambini, ombra oscura dell’inconscio, affascina da sempre gli scrittori di narrativa sovrannaturale. Da Hoffman a Stephen King, quasi ogni autore di narrativa nera ha affrontato l’incubo del Bau Bau, l’ombra nera che si rintana negli angoli bui delle camerette in attesa del calare delle tenebre.

Strumm, classe 1970, non è un nome nuovo agli appassionati italiani di noir e horror; in questa raccolta tocca a lui esplorare l’Archetipo del Matmon, il Mammone, Uomo Nero o Baubau che dir si voglia. E lo fa con chirurgica dedizione, regalandoci una storia “a maglie,” in cui si intersecano i punti di vista di due bambini, di una madre distrutta dalla perdita del marito e del Cattivo stesso. Il risultato è ottimo, una storia che scava nei segreti dell’infanzia, nell’incomunicabilità dei tempi moderni e nelle paure che non ci facevano dormire da piccoli.




Sirene

Chi segue il ribollente calderone dell’underground letterario fantastico italiano, probabilmente avrà già sentito parlare di Samuel Marolla. In questi giorni, per la nuova collana Epix Mondadori è uscito il suo Malarazza, antologia inseribile nel filone del new-horror nostrano, quell’inquietante propaggine del nero italico che scava nelle inquietudini della nostra terra, nelle tradizioni popolane, nei vicoli luridi delle metropoli e negli sperduti paesini delle campagne.

Sirene, è senza dubbio uno dei testi più potenti dell’antologia. Lo stile di Marolla incolla alle pagine, grazie a un sapiente uso dei dialoghi e dell’ambiente che catapulta senza troppi fronzoli il lettore nella vicenda.

Sicilia, 1986. Qualcosa, tirato su dal mare dalle reti dei pescatori, risveglia orrori dimenticati, cose che dovrebbero dormire sul fondale marino fino alla fine dei tempi. L’arcano mito delle sirene insanguina le coste di un paesino siculo e a fare i conti con le oscene creature vomitate dal mare saranno un simpatico vecchio reduce del secondo conflitto mondiale, un bambino e un burbero pescatore. Sullo sfondo della vicenda incombe cupo lo Scoglio della Malarazza, origine del Male, novella Scogliera del Diavolo del Mediterraneo.


Erede

Biancamaria Massaro sforna un racconto disturbante, a tratti quasi insopportabile. In un mondo in cui clonazione e alterazione genetica sono la regola, insieme a un’inquietante concezione del peccato e della religione, si intrecciano le vicende di una madre e della sua figlia clonata, in un valzer di orrori che sembra non aver fine. La Massaro con il suo Di Madre in Figlia tesse un racconto incentrato sulla non accettazione della morte e dell’età adulta, sul mito della bellezza eterna, sulle aberrazioni della chirurgia plastica e della scienza moderna, sul ruolo della donna nella società. Senza dubbio uno dei tasselli più malati e incisivi della raccolta.


Confini del Mondo

Alberto Priora è un grande appassionato di sci-fi. Tuttavia il suo racconto, Il Cartografo, non rientra in questi filone, e sicuramente non in quello horror. Come definirlo, dunque? Non è facile descrivere questo testo.

Un universo alternativo, il mondo di Altrove, è la suggestiva ambientazione del racconto, in cui si muovono nientepocodimenoche Alessandro Magno, avido di conquiste e conoscenza anche in questo mondo parallelo, e il suo fido disegnatore di mappe. E’ un itinerario di guerra e battaglie quello che seguiamo con Alessandro, un viaggio inarrestabile tra popoli alieni, verso la conoscenza e il superamento delle fantasmagoriche Colonne d’Ercole, ultimo baluardo del mondo conosciuto.

Racconto filosofico e interessantissimo, passibile di numerose interpretazioni, dove la ciclicità della storia, del tempo e della conoscenza è rappresentato in maniera esemplare dalla teoria del nastro di Moebius.


Natura Ribelle

Poco da dire su Elvezio Sciallis, uno dei più prolifici recensori online del fantastico, scrittore e papà dei due fondamentali blog critici Malpertuis e Splattergramma.

Il suo Facile Preda è un maglio inarrestabile, un racconto che fa di un fine apparato descrittivo il suo punto di forza. Nell’opera di Sciallis la natura, da violentata, si trasforma in turpe violentatrice, annichilendo mentalmente e fisicamente due ottusi e insopportabili cacciatori.

Elvezio, con quello stile nervoso e magnetico che lo contraddistingue, elabora un piccolo gioiello di simbolismi, una discesa infernale nel Maelstrom devastante di Madre Natura, da cui non vi è possibilità di fuga.


Maschera

Protagonista del racconto Il buio sotto la pelle di J. Romano è un clown triste, tormentato dall’alcool, da un incubo ricorrente e da violenti disturbi del sonno.

La maschera, che nasconde e trasfigura, che da un’identità anche quando non ve ne sarebbe bisogno, è il fulcro della storia, che si snoda nell’ambiente circense, tra cartomanti, tendoni e lugubri roulotte.

Nella vicenda realtà e sogno si mescolano a creare un melange indistinguibile, in cui la follia, il liberarsi della maschera, pare l’unica via d’uscita possibile. Il racconto che mi ha colpito maggiormente a livello di atmosfere, che, in più di un’occasione, mi hanno ricordato le schizoidi architetture letterarie dell’americano Thomas Ligotti.


Anima

Puro delirio religioso/hi-tech. Difficile definire diversamente il superbo racconto di Luigi Acerbi, dotato di una fervidissima fantasia tecnologica.

In un futuro in cui la religione ha preso vie digitali e nuovi credi vengono alla luce, il Nucleo Anti-Mistificazione Religiosa di Mestre combatte contro una nuova dottrina, la Church of Unity, che sta dilagando come un morbo abbracciando la legittimità dell’eutaniasia.

Tra manifestazioni popolari, attivismo politico e marchingegni tecnologici assurdi, questo Una Cosa Sola, apre spazio alla riflessione su temi di attualità concernenti il ruolo delle religioni nel panorama mondiale odierno. Un ottimo modo per concludere - ahimè, siamo già alla fine - l’antologia.


Dal tenore delle mie brevi analisi dei racconti credo che i dubbi sulla qualità di questa raccolta siano ben pochi.

Sui singoli lavori poco altro da aggiungere, dunque; sono tutti di altissima qualità, con tre o quattro punte di assoluta eccellenza. Il volume inoltre è curatissimo, degno delle migliori case editrice italiane. Al di là delle splendide tavole di diramazioni, al di là del formato, ecc… ecc… credo di non aver trovato nemmeno un refuso che sia uno.

In chiusura troviamo, oltre alle biografie ataviche degli autori, un’accurata spiegazione degli artisti di Diramazioni relativa allo sviluppo delle tavole, agli elementi inseriti nelle immagini, al passaggio più significativo del racconto che ha dato forma alla successiva espressione pittorica.

Fortuna che in Italia c’è ancora qualcuno che si sbatte per proporre simili iniziative. Non perdete occasione di acchiapparvi questo libro, perché ne vale la pena e perché è ancora in offerta speciale con Ritorno a Bassavilla di Danilo Arona a un prezzo appetitoso.


Qui di seguito il trailer e QUI il link alla pagina ufficiale sul sito di edizioni XII. Buona lettura/visione!







6 commenti:

  1. Ah, comunque non ho letto il post, siccome il libro ce lho qua sullo scaffaele non voglio sapere nulla :)

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  2. E' bello nè, si sbrana che è un piacere! Hai fatto bene a non leggere che ho spoilerato un pochetto.
    Aggiungo qualche link. :)

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  3. MAGLIO INARRESTABILE fa molto Goldrake.

    Elvezinga Z!

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  4. Elvezinga, Robot (raggi fotonici!)
    Elvezinga, Robot (lama del diavolo!)
    Elvezinga, Robot (maglio inarrestabile!)
    Lo so, lo so, devo limitare 'ste similitudini! :)

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  5. Che bella recensione, complimenti, fai venire l'acquolina nella bocca! ^^

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